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La mia filosofia sul Clown:

 

Il clown è il più grande tra i comunicatori, essendo che offre la più genuina forma di comunicazione, quella delle emozioni, solo con il gesto, il silenzio e i suoni, riesce a essere un essere Universale.

“Credo nel potere del riso e delle lacrime come antidoto all’odio e al terrore (…) è paradossale che nell’elaborazione d’una comica la tragedia stimoli il senso del ridicolo; perché il ridicolo, immagino, è un atteggiamento di sfida: dobbiamo ridere in faccia alla tragedia, alla sfortuna e alla nostra impotenza contro le forze della natura, se non vogliamo impazzire”.(Charlie Chaplin)

Prima di tutto, essere senza parte, che è la cosa più difficile che ci possa accadere, ma, è la sostanza prima con cui gioca il clown. Perché è senza parte? mi chiederai ..ti spiego: il clown, nella sua forma pura e non contaminata da altre discipline, a differenza di tutti gli altri tipi d’attore o d’artista, non ha un ruolo o una tecnica da esporre, se non quella del “non far niente”, questa è la base, poi su ci puoi costruire ciò che vuoi. Il clown è l’arte del non far niente! ..come può un regista o chi che sia, a dirigere, a dare un ruolo o un compito da svolgere ad un clown.. proprio a Lui, che come si muove ne combina una delle sue e che appena ti giri un attimo è subito impegnato con qualcos’altro!  Il clown capiamoci subito, è il gioco e la tenerezza tipica del bambino, con tutta la sua innocenza e spontaneità, quindi ciò include anche la possibilità, di qualche strana pazzia..! Non occorre saper fare nulla, per essere un clown, basta solo rispolverare o togliere le maschere, a quel bambino che siamo già stati e che saremo sempre. Lui si muove in noi continuamente, anche se l’educazione e le buone maniere, lo costringono a esporsi poco, il clown è sempre lì, in agguato, in attesa di poter dire la sua, anche se con un gesto o un verso, anziché  con le parole ordinate, come fanno gli adulti.

Drag Bike

Essere clown significa: avere la capacità di essere se stessi, di fronte a se stessi. Molto spesso, gli altri ci danno lo specchio di ciò che siamo o meglio, stiamo vivendo, certo queste sono parolone, ma a lui, il clown, non gli frega un bel corno di farsi comprendere, lui è così, punto e basta, è se stesso, nessuno potrà cambiarlo! Non c’è un modo d’essere clown, in quanto l’unicità di ognuno è infinita ed è questa, che bisogna far emergere, altrimenti senti una maschera addosso, che fatichi a portare e convinta di saper far ridere, assaggerai in profondo un’amarezza, tipica di chi fa finta.

Gambalunga

E’ sicuramente meglio un buon attore comico, che un finto clown..

L’attore comico è una cosa, il clown è ben altra cosa.

Il primo ha studiato il modo di far ridere e ottiene questo effetto, basta capire i tempi, giocando un po’ con le possibilità teatrali e le chiavi comiche (ed è fondamentale, come base, per chi vuole intraprendere professionalmente il lavoro di attore clown);

il secondo non può aspettarsi nulla, ha solo da vivere a pieno il momento presente e giocare, con ciò che passa. Passa ciò che passa, lui è lì, con ciò che è e non è, con tutti i suoi dubbi o forti convinzioni, Lui, il clown, ha sempre la soluzione giusta!

Spiegare il clown è un’assurdità, in quanto lui è imprevedibile, ti resta solo di stare li, a vedere ciò che passa. Ti è mai capitato di osservare un bimbo che gioca? Non sa far nulla o quasi, ma non puoi non guardarlo, è buffo, non puoi non tacere di fronte a una bellezza così vera.

La bellezza è: spontaneità, gioco, libertà, tenerezza, gioia, vitalità, colore, suono, rumore, armonia amalgamata alla disarmonia, attenzione, presenza, festa, tristezza, corsa, immobilità, movimento, pace, urla, luminosità.. insomma la bellezza è tutto! Quando è vissuta appieno, senza vincoli o limiti, se non quelli del rispetto che i bambini hanno e comprendono, se non vengono delusi o maltrattati!

Ci sono tanti tasti dolenti nella nostra società, tante poche opportunità di essere veri, tanti limiti dettati dalla cattiva educazione, tante cose che i “bimbini”, non sopportano! Ma anche tante cose che loro amano, come tirare i baffi al gatto e rischiare di farsi graffiare, oppure correre quando ancora non sanno stare in piedi più di alcuni secondi, guardare qualcosa che li stupisce dimenticando tutto il resto, addormentarsi tra le braccia di un genitore o sporcarsi interamente, con grande noncuranza dei vestiti, insomma chi non è stato bambino?

Essere clown è essere se stessi, toglietevi dalla testa che il clown deve far ridere!

Vi hanno messo in testa questa idea e infatti, Federico Fellini, già negli anni ’70, ha detto: il clown è morto! Come può essere più se stesso, se ora ha l’obbligo di far ridere, di apparire; infatti in quegli anni, il circo ha perso la sua naturale genuinità, diventando estremamente paiettato e appariscente…; non c’è nulla di più triste, di un essere che “deve” far ridere.

Per esempio: nei miei spettacoli, se così possiamo chiamarli, gioco, mi muovo, parlo o non parlo, ho delle cose da svolgere o no… mi capita di far ridere e più mi immergo in quella dimensione pura o catastrofica e più, entro in empatia con il pubblico e più, posso stuzzicarli, sollecitarli e solleticarli, ma non posso decidere di uscire in scena come Luca, senza prendere per mano il mio clown, sarei Mandraghe?! ..e mai dire “Sto andando a lavorare!”, altrimenti mettete le basi per un cattivo passatempo, ma semplicemente basta dire “Vado a divertirmi!” oppure “Vado a spassarmela”, o anche “Vado a …”;

Don Assoluto gapcircus.eu

se non dici niente è ancora meglio, perché per stare bene in scena, devi prima centrarti interiormente, con silenzio e magari, con qualche esercizio fisico, che ti distende, distacca e rilassa. E’ chiaro che con l’esperienza si è un po’ meno clown e più attori comici e si potrebbe decide di far ridere, in quel momento o in quell’altro, con un’entrata sorpresa, qualche battutina e un’uscita premeditata… ma se notate, i bambini non ridono osservando e ascoltando l’attore comico, a differenza degli adulti, ma ridono di buon gusto, nel vedere e sentire il clown, perché si rivedono, come quando sono immersi nei loro giochi e faccende.

L’importante è trovare il buon gusto in quello che si fa.

Se te la passi bene,anche chi sta con te sta bene, una o mille persone.

Su Coraggio che: la vita è Bella!!! dice Benigni

Dario Fò in un suo scritto sul clown (dal manuale minimo dell’attore), sottolinea che quest’ultimo, è diventato un passatempo per bambini, perdendo il suo ruolo politico e sociale di comunicatore, quando invece, sin dai tempi più antichi, era colui che metteva luce su determinati temi e ingiustizie, risvegliando nel popolo il senso critico e l’attenzione. Qui lascio a voi la riflessione che se ne deduce…

I corsi sul clown sono utili a comprendere, se ciò che tirate fuori dal sacco è vostro oppure no, se è un’illusione oppure una possibilità, non se questo o quello fa ridere o meno, la verità mette sempre luce, fa ridere o commuovere, anche e soprattutto, quando meno l’aspetti!

Non che i clown siano dei portatori di verità, intendiamoci, sono loro stessi la verità!

La risata è comprensione, ridiamo perché comprendiamo e siamo.

Il clown è una dimensione dell’essere, attraverso l’esperienza e la spontaneità, ti avvicini a te stesso e da lì potrai bere dalla fonte buffa e ridicola, tutte le volte che te lo permetterai.

Il bambino osserva, trova, fa scoperta, l’adulto molto spesso giudica.. liberiamoci dai giudizi su noi stessi e sugli altri e permettiamoci di sbagliare e mal che vada, abbiamo scatenato una risata!!!

Mettendo da parte il passato e le aspettative legate al futuro, diventiamo più veri nel vivere il presente, unica sola realtà. Vi ricordo: INTEGRITÀ’

(Luca Provenzano, Parabita_LECCE)