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Costituzione della Repubblica Italiana

PRINCIPI FONDAMENTALI

PRINCIPI FONDAMENTALI

ART. 1.
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti
della Costituzione.

ART. 2.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia
come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità,
e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica,
economica e sociale.

ART. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge,
senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche,
di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico
e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini,
impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione
di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale
del Paese.

ART. 4.
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le
condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la
propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale
o spirituale della società.

ART. 5.
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie
locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento
amministrativo; adegua i principî ed i metodi della sua legislazione
alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.

ART. 6.
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

ART. 7.
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti
e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti,
accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

ART. 8.
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi
secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento
giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con
le relative rappresentanze.

ART. 9.
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e
tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

ART. 10.
L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale
generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità
delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà
democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo
nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici. 1

ART. 11.
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli
e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente,
in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità
necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le
Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale
scopo.

ART. 12.
La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a
tre bande verticali di eguali dimensioni.

DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI - Parte I Rapporti Civili

P A R T E I DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI

TITOLO I RAPPORTI CIVILI

ART. 13.
La libertà personale è inviolabile.
Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione
personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto
motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.
In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente
dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti
provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore
all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive
quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.
È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte
a restrizioni di libertà.
La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

ART. 14.
Il domicilio è inviolabile.
Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri se non nei
casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela
della libertà personale.
Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica
o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali.

ART. 15.
La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di
comunicazione sono inviolabili.
La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità
giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

ART. 16.
Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte
del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale
per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere
determinata da ragioni politiche.
Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi,
salvo gli obblighi di legge.

ART. 17.
I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi.
Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.
Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità,
che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di
incolumità pubblica.

ART. 18.
I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per
fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.
Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche
indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere
militare.

ART. 19.
Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in
qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne
in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al
buon costume.

ART. 20.
Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione
od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative né
di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni
forma di attività.

ART. 21.
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la
parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria
nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo
autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva
per l’indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo
intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può
essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente,
e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria.
Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro
s’intende revocato e privo d’ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti
i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni
contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati
a prevenire e a reprimere le violazioni.

ART. 22.
Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica,
della cittadinanza, del nome.

ART. 23.
Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non
in base alla legge.

ART. 24.
Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi
legittimi.
La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.
Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e
difendersi davanti ad ogni giurisdizione.
La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.

ART. 25.
Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge.
Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in
vigore prima del fatto commesso.
Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti
dalla legge.

ART. 26.
L’estradizione del cittadino può essere consentita soltanto ove sia espressamente
prevista dalle convenzioni internazionali.
Non può in alcun caso essere ammessa per reati politici. 2

ART. 27.
La responsabilità penale è personale.
L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità
e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Non è ammessa la pena di morte.

ART. 28.
I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente
responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli
atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si
estende allo Stato e agli enti pubblici.

Titolo II RAPPORTI ETICO-SOCIALI

TITOLO II RAPPORTI ETICO-SOCIALI

ART. 29.
La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata
sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi,
con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

ART. 30.
È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche
se nati fuori del matrimonio.
Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i
loro compiti.
La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e
sociale compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.
La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.

ART. 31.
La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione
della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare
riguardo alle famiglie numerose.
Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari
a tale scopo.

ART. 32.
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo
e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se
non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i
limiti imposti dal rispetto della persona umana.

ART. 33.
L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole
statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione,
senza oneri per lo Stato.
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono
la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento
scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.
È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi
di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio
professionale.
Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di
darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

ART. 34.
La scuola è aperta a tutti.
L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere
i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle
famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

Titolo III RAPPORTI ECONOMICI

TITOLO III RAPPORTI ECONOMICI

ART. 35.
La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.
Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori.
Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad
affermare e regolare i diritti del lavoro.
Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge
nell’interesse generale, e tutela il lavoro italiano all’estero.

ART. 36.
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e
qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla
famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.
Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e
non può rinunziarvi.

ART. 37.
La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni
che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla
madre e al bambino una speciale adeguata protezione.
La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.
La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad
essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

ART. 38.
Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere
ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.
I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati
alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia,
disoccupazione involontaria.
Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.
Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti
o integrati dallo Stato.
L’assistenza privata è libera.

ART. 39.
L’organizzazione sindacale è libera.
Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione
presso uffici locali o centrali, secondo le norme stabilite dalla legge.
È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un
ordinamento interno a base democratica.
I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati
unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di
lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle
quali il contratto si riferisce.

ART. 40.
Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano.

ART. 41.
L’iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare
danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica
pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

ART. 42.
La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo
Stato, ad enti o a privati.
La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina
i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione
sociale e di renderla accessibile a tutti.
La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo,
espropriata per motivi d’interesse generale.
La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria
e i diritti dello Stato sulle eredità.

ART. 43.
A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire,
mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a
comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese,
che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni
di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.

ART. 44.
Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti
sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti
alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la
bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità
produttive; aiuta la piccola e la media proprietà.
La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane.

ART. 45.
La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere
di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e
favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni
controlli, il carattere e le finalità.
La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato.

ART. 46.
Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le
esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori
a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione
delle aziende.

ART. 47.
La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina,
coordina e controlla l’esercizio del credito.
Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione,
alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario
nei grandi complessi produttivi del paese.

Titolo IV RAPPORTI POLITICI

TITOLO IV RAPPORTI POLITICI

ART. 48.
Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.
La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei
cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tale fine è istituita
una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati
seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri
determinati dalla legge.
Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per
effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati
dalla legge.

ART. 49.
Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere
con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

ART. 50.
Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti
legislativi o esporre comuni necessità.

ART. 51.
Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici
e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti
stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti
le pari opportunità tra donne e uomini.
La legge può, per l’ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive,
parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica.
Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del
tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.

ART. 52.
La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.
Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo
adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio
dei diritti politici.
L’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della
Repubblica.

ART. 53.
Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro
capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

ART. 54.
Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne
la Costituzione e le leggi.
I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle
con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

Parte II ORDINAMENTO DELLA REPUBBLICA

P A R T E II ORDINAMENTO DELLA REPUBBLICA

TITOLO I IL PARLAMENTO

SEZIONE I. Le Camere.

ART. 55.
Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della
Repubblica.
Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere
nei soli casi stabiliti dalla Costituzione.

ART. 56. 6
La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.
Il numero dei deputati è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione
Estero.
Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni
hanno compiuto i venticinque anni di età.
La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati
alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti
della Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione,
per seicentodiciotto e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione
di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

ART. 57. 7
Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati
alla circoscrizione Estero.
Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella
circoscrizione Estero.
Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette; il
Molise ne ha due, la Valle d’Aosta uno.
La ripartizione dei seggi tra le Regioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati
alla circoscrizione Estero, previa applicazione delle disposizioni del precedente
comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta
dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

ART. 58.
I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno
superato il venticinquesimo anno di età.
Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il quarantesimo anno.

ART. 59.
È senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della
Repubblica.
Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini
che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico,
artistico e letterario.

ART. 60.
La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni. 8
La durata di ciascuna Camera non può essere prorogata se non per legge e
soltanto in caso di guerra.

ART. 61.
Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine
delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno
dalle elezioni.
Finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti.

ART. 62.
Le Camere si riuniscono di diritto il primo giorno non festivo di febbraio e
di ottobre.
Ciascuna Camera può essere convocata in via straordinaria per iniziativa
del suo Presidente o del Presidente della Repubblica o di un terzo dei suoi
componenti.
Quando si riunisce in via straordinaria una Camera, è convocata di diritto
anche l’altra.

ART. 63.
Ciascuna Camera elegge fra i suoi componenti il Presidente e l’Ufficio di
presidenza.
Quando il Parlamento si riunisce in seduta comune, il Presidente e l’Ufficio
di presidenza sono quelli della Camera dei deputati.

ART. 64.
Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei
suoi componenti.
Le sedute sono pubbliche; tuttavia ciascuna delle due Camere e il
Parlamento a Camere riunite possono deliberare di adunarsi in seduta
segreta.
Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se
non è presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate
a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una
maggioranza speciale.
I membri del Governo, anche se non fanno parte delle Camere, hanno
diritto, e se richiesti obbligo, di assistere alle sedute. Devono essere sentiti
ogni volta che lo richiedono.

ART. 65.
La legge determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di
deputato o di senatore.
Nessuno può appartenere contemporaneamente alle due Camere.

ART. 66.
Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e
delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità.

ART. 67.
Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue
funzioni senza vincolo di mandato.

ART. 68. 9
I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle
opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.
Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun
membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale
o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà
personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di
una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di
commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in
flagranza.
Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento
ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a
sequestro di corrispondenza.

ART. 69.
I membri del Parlamento ricevono una indennità stabilita dalla legge.

SEZIONE II. La formazione delle leggi.

ART. 70.
La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.

ART. 71.
L’iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro
delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge
costituzionale.
Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di
almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.

ART. 72.
Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del
suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera
stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale.
Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei
quali è dichiarata l’urgenza.
Può oltre sì stabilire in quali casi e forme l’esame e l’approvazione dei disegni
di legge sono deferiti a commissioni, anche permanenti, composte in
modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali
casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge
è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della
Camera o un quinto della commissione richiedono che sia discusso e votato
dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione
finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di
pubblicità dei lavori delle commissioni.
La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte
della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale
ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione
a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci
e consuntivi.

ART. 73.
Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro un mese
dall’approvazione.
Se le Camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti, ne
dichiarano l’urgenza, la legge è promulgata nel termine da essa stabilito.
Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in vigore
il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che
le leggi stesse stabiliscano un termine diverso.

ART. 74.
Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio
motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.
Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata.

ART. 75.
È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale,
di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono
cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia
e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.
Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere
la Camera dei deputati.
La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione
la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza
dei voti validamente espressi.
La legge determina le modalità di attuazione del referendum.

ART. 76.
L’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo
se non con determinazione di principî e criteri direttivi e soltanto per tempo
limitato e per oggetti definiti.

ART. 77.
Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che
abbiano valore di legge ordinaria.
Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta,
sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge,
deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che,
anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro
cinque giorni.
I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge
entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia
regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non
convertiti.

ART. 78.
Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri
necessari.

ART. 79. 10
L’amnistia e l’indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei
due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella
votazione finale.
La legge che concede l’amnistia o l’indulto stabilisce il termine per la loro
applicazione.
In ogni caso l’amnistia e l’indulto non possono applicarsi ai reati commessi
successivamente alla presentazione del disegno di legge.

ART. 80.
Le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che
sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o
importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni
di leggi.

ART. 81. 11
Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio,
tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico.
Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti
del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata
a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi
eccezionali.
Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per
farvi fronte.
Le Camere ogni anno approvano con legge il bilancio e il rendiconto consuntivo
presentati dal Governo.
L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per
legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.
Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti
ad assicurare l’equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità
del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti
con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna
Camera, nel rispetto dei principi definiti con legge costituzionale.

ART. 82.
Ciascuna Camera può disporre inchieste su materie di pubblico interesse.
A tale scopo nomina fra i propri componenti una commissione formata in
modo da rispecchiare la proporzione dei vari gruppi. La commissione d’inchiesta
procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni
dell’autorità giudiziaria.

Titolo II IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

TITOLO II IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

ART. 83.
Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei
suoi membri.
All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio
regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La
Valle d’Aosta ha un solo delegato.
L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a
maggioranza di due terzi della assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente
la maggioranza assoluta.

ART. 84.
Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia
compiuto cinquanta anni d’età e goda dei diritti civili e politici.
L’ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra
carica.
L’assegno e la dotazione del Presidente sono determinati per legge.

ART. 85.
Il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni.
Trenta giorni prima che scada il termine, il Presidente della Camera dei deputati
convoca in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali, per
eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.
Se le Camere sono sciolte, o manca meno di tre mesi alla loro cessazione,
la elezione ha luogo entro quindici giorni dalla riunione delle Camere
nuove. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica.

ART. 86.
Le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non
possa adempierle, sono esercitate dal Presidente del Senato.
In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del
Presidente della Repubblica, il Presidente della Camera dei deputati indice
la elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro quindici giorni,
salvo il maggior termine previsto se le Camere sono sciolte o manca meno
di tre mesi alla loro cessazione.

ART. 87.
Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità
nazionale.
Può inviare messaggi alle Camere.
Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione.
Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del
Governo.
Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti.
Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione.
Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.
Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali,
previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere.
Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito
secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.
Presiede il Consiglio superiore della magistratura.
Può concedere grazia e commutare le pene.
Conferisce le onorificenze della Repubblica.

ART. 88.
Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le
Camere o anche una sola di esse.
Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato,
salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della
legislatura.

ART. 89.
Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato
dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità.
Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati
anche dal Presidente del Consiglio dei ministri.

ART. 90.
Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nel
l’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato
alla Costituzione.
In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a
maggioranza assoluta dei suoi membri.

ART. 91.
Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta
giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione
dinanzi al Parlamento in seduta comune.

Titolo III IL GOVERNO Sezione I. Il Consiglio dei Ministri

TITOLO III IL GOVERNO

SEZIONE I. Il Consiglio dei Ministri.

ART. 92.
Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei
ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri.
Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri
e, su proposta di questo, i ministri.

ART. 93.
Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, prima di assumere le
funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica.

ART. 94.
Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.
Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata
e votata per appello nominale.
Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere
per ottenerne la fiducia.
Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del
Governo non importa obbligo di dimissioni.
La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti
della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre
giorni dalla sua presentazione.

ART. 95.
Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del
Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo,
promovendo e coordinando l’attività dei ministri.
I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri,
e individualmente degli atti dei loro dicasteri.
La legge provvede all’ordinamento della Presidenza del Consiglio e determina
il numero, le attribuzioni e l’organizzazione dei ministeri.

ART. 96. 14
Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, anche se cessati dalla carica,
sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni,
alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della
Repubblica o della Camera dei Deputati, secondo le norme stabilite con
legge costituzionale.

Sezione II. La Pubblica Amministrazione

SEZIONE II. La Pubblica Amministrazione.

ART. 97.
Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento
dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità
del debito pubblico. 15
I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in
modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.
Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le
attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.
Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso,
salvo i casi stabiliti dalla legge.

ART. 98.
I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione.
Se sono membri del Parlamento, non possono conseguire promozioni se
non per anzianità.
Si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d’iscriversi ai partiti politici
per i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed
agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all’estero.

Sezione III. Gli Organi Ausiliari

SEZIONE III. Gli Organi Ausiliari.

ART. 99.
Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro è composto, nei modi stabiliti
dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in
misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa.
È organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo
le funzioni che gli sono attribuite dalla legge.
Ha l’iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione
economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge.

ART. 100.
Il Consiglio di Stato è organo di consulenza giuridico-amministrativa e di
tutela della giustizia nell’amministrazione.
La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti
del Governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello
Stato. Partecipa, nei casi e nelle forme stabiliti dalla legge, al controllo sulla
gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria.
Riferisce direttamente alle Camere sul risultato del riscontro eseguito.
La legge assicura l’indipendenza dei due istituti e dei loro componenti di
fronte al Governo.

Titolo IV LA MAGISTRATURA Sezione I Ordinamento Giurisdizionale.

TITOLO IV LA MAGISTRATURA

SEZIONE I. Ordinamento Giurisdizionale.

ART. 101.
La giustizia è amministrata in nome del popolo.
I giudici sono soggetti soltanto alla legge.

ART. 102.
La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati
dalle norme sull’ordinamento giudiziario.
Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali. Possono
soltanto istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate
per determinate materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei
estranei alla magistratura.
La legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo all’amministrazione
della giustizia.

ART. 103.
Il Consiglio di Stato e gli altri organi di giustizia amministrativa hanno giurisdizione
per la tutela nei confronti della pubblica amministrazione degli
interessi legittimi e, in particolari materie indicate dalla legge, anche dei
diritti soggettivi.
La Corte dei conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e
nelle altre specificate dalla legge.
I tribunali militari in tempo di guerra hanno la giurisdizione stabilita dalla
legge. In tempo di pace hanno giurisdizione soltanto per i reati militari
commessi da appartenenti alle forze armate.

ART. 104.
La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni
altro potere.
Il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della
Repubblica.
Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della
Corte di cassazione.
Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra
gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta
comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati
dopo quindici anni di esercizio.
Il Consiglio elegge un vicepresidente fra i componenti designati dal Parlamento.
I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono immediatamente
rieleggibili.
Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali,
né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale.

ART. 105.
Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento
giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti,
le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.

ART. 106.
Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso.
La legge sull’ordinamento giudiziario può ammettere la nomina, anche elettiva, di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici
singoli.
Su designazione del Consiglio superiore della magistratura possono essere
chiamati all’ufficio di consiglieri di cassazione, per meriti insigni, professori
ordinari di università in materie giuridiche e avvocati che abbiano quindici
anni d’esercizio e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori.

ART. 107.
I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi
dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione
del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e
con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il
loro consenso.
Il Ministro della giustizia ha facoltà di promuovere l’azione disciplinare.
I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni.
Il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle
norme sull’ordinamento giudiziario.

ART. 108.
Le norme sull’ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite
con legge.
La legge assicura l’indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali, del
pubblico ministero presso di esse, e degli estranei che partecipano all’amministrazione
della giustizia.

ART. 109.
L’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria.

ART. 110.
Ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura, spettano
al Ministro della giustizia l’organizzazione e il funzionamento dei servizi
relativi alla giustizia.

Sezione II. Norme sulla Giurisdizione.

SEZIONE II. Norme sulla Giurisdizione.

ART. 111. 16
La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.
Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di
parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole
durata.
Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un
reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della
natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico; disponga del
tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia
la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone
che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione
e l’interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni
dell’accusa e l’acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore;
sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua
impiegata nel processo.
Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione
della prova. La colpevolezza dell’imputato non può essere provata
sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre
volontariamente sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del
suo difensore.
La legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio
per consenso dell’imputato o per accertata impossibilità di
natura oggettiva o per effetto di provata condotta illecita.
Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati.
Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati
dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso
ricorso in cassazione per violazione di legge. Si può derogare a tale norma
soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra.
Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in
cassazione è ammesso per i soli motivi inerenti alla giurisdizione.

ART. 112.
Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale.

ART. 113.
Contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela
giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione
ordinaria o amministrativa.
Tale tutela giurisdizionale non può essere esclusa o limitata a particolari
mezzi di impugnazione o per determinate categorie di atti.
La legge determina quali organi di giurisdizione possono annullare gli atti della
pubblica amministrazione nei casi e con gli effetti previsti dalla legge stessa.

TITOLO V 17 Le REGIONI, Le PROVINCIE, I COMUNI

TITOLO V 17 LE REGIONI, LE PROVINCIE, I COMUNI

ART. 114. 18
La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane,
dalle Regioni e dallo Stato.
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi
con propri statuti, poteri e funzioni secondo i princìpi fissati dalla
Costituzione.
Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo
ordinamento.

ART. 115.
Abrogato 19

ART. 116. 20
Il Friuli-Venezia Giulia, la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adi -
ge/Südtirol e la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste dispongono di forme e condizioni
particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati
con legge costituzionale.
La Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è costituita dalle Province autono -
me di Trento e di Bolzano.
Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le
materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate
dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente
all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere
attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa
della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei principi
di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza
assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la
Regione interessata.

ART. 117. 21
La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto
della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario
e dagli obblighi internazionali.
Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:
a) politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti
dello Stato con l’Unione europea; diritto di asilo e condizione giuridica
dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea;
b) immigrazione;
c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose;
d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi, munizioni
ed esplosivi;
e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della
concorrenza; sistema valutario; sistema tributario e contabile
dello Stato; armonizzazione dei bilanci pubblici;22 perequazione
delle risorse finanziarie;
f) organi dello Stato e relative leggi elettorali; referendum statali;
elezione del Parlamento europeo;
g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e
degli enti pubblici nazionali;
h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa
locale;
i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;
33
l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale;
giustizia amministrativa;
m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti
i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il
territorio nazionale;
n) norme generali sull’istruzione;
o) previdenza sociale;
p) legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali
di Comuni, Province e Città metropolitane;
q) dogane, protezione dei confini nazionali e profilassi internazionale;
r) pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento
informativo statistico e informatico dei dati dell’amministrazione
statale, regionale e locale; opere dell’ingegno;
s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.
Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali
e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela
e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni
scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale;
professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione
per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento
sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti
civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione;
produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza
complementare e integrativa; 23 coordinamento della finanza pubblica
e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali
e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse
rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e
agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente
spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione
dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.
Spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non
espressamente riservata alla legislazione dello Stato.
Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di
loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono all’attuazione e all’esecuzione degli
accordi internazionali e degli atti dell’Unione europea, nel rispetto delle
norme di procedura stabilite da legge dello Stato, che disciplina le modalità
di esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza.
La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione
esclusiva, salva delega alle Regioni. La potestà regolamentare spetta alle
Regioni in ogni altra materia. I Comuni, le Province e le Città metropolitane
hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e
dello svolgimento delle funzioni loro attribuite.
Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena
parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica
e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche
elettive.
La legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore
esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi
comuni.
Nelle materie di sua competenza la Regione può concludere accordi con
Stati e intese con enti territoriali interni ad altro Stato, nei casi e con le forme
disciplinati da leggi dello Stato.

ART. 118. 24
Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne
l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane,
Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed
adeguatezza.
I Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative
proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale,
secondo le rispettive competenze.
La legge statale disciplina forme di coordinamento fra Stato e Regioni nelle
materie di cui alle lettere b) e h) del secondo comma dell’articolo 117, e disciplina
inoltre forme di intesa e coordinamento nella materia della tutela
dei beni culturali.
Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma
iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività
di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.

ART. 119. 25
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia
finanziaria di entrata e di spesa, nel rispetto dell’equilibrio dei relativi bilanci,
e concorrono ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari
derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea.
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome.
Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con
la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica
e del sistema tributario. Dispongono di compartecipazioni al gettito di
tributi erariali riferibile al loro territorio.
La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione,
per i territori con minore capacità fiscale per abitante.
Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti consentono ai
Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare
integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite.
Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale,
per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio
dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale
esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua
interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane
e Regioni.
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio
patrimonio, attribuito secondo i principi generali determinati dalla
legge dello Stato. Possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziare
spese di investimento, con la contestuale definizione di piani di ammortamento
e a condizione che per il complesso degli enti di ciascuna Regione
sia rispettato l’equilibrio di bilancio. È esclusa ogni garanzia dello Stato sui
prestiti dagli stessi contratti.

ART. 120. 26
La Regione non può istituire dazi di importazione o esportazione o transito
tra le Regioni, né adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi
modo la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni, né
limitare l’esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio
nazionale.
Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane,
delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati
internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave
per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela
dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei
livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo
dai confini territoriali dei governi locali. La legge definisce le procedure
atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del
principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione.

ART. 121. 27
Sono organi della Regione: il Consiglio regionale, la Giunta e il suo
Presidente.
Il Consiglio regionale esercita le potestà legislative attribuite alla Regione e
le altre funzioni conferitegli dalla Costituzione e dalle leggi. Può fare proposte
di legge alle Camere.
La Giunta regionale è l’organo esecutivo delle Regioni.
Il Presidente della Giunta rappresenta la Regione; dirige la politica della
Giunta e ne è responsabile; promulga le leggi ed emana i regolamenti regionali;
dirige le funzioni amministrative delegate dallo Stato alla Regione,
conformandosi alle istruzioni del Governo della Repubblica.

ART. 122. 28
Il sistema di elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del
Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonché dei consiglieri
regionali sono disciplinati con legge della Regione nei limiti dei
principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica, che stabilisce
anche la durata degli organi elettivi.
Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una
Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro
Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo.
Il Consiglio elegge tra i suoi componenti un Presidente e un ufficio di presidenza.
I consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni
espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.
Il Presidente della Giunta regionale, salvo che lo statuto regionale disponga
diversamente, è eletto a suffragio universale e diretto. Il Presidente eletto
nomina e revoca i componenti della Giunta.

ART. 123. 29
Ciascuna Regione ha uno statuto che, in armonia con la Costituzione, ne
determina la forma di governo e i principi fondamentali di organizzazione
e funzionamento. Lo statuto regola l’esercizio del diritto di iniziativa e del
referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione e la
pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali.
Lo statuto è approvato e modificato dal Consiglio regionale con legge approvata
a maggioranza assoluta dei suoi componenti, con due deliberazioni
successive adottate ad intervallo non minore di due mesi. Per tale
legge non è richiesta l’apposizione del visto da parte del Commissario del
Governo. Il Governo della Repubblica può promuovere la questione di legittimità
costituzionale sugli statuti regionali dinanzi alla Corte costituzionale
entro trenta giorni dalla loro pubblicazione.
Lo statuto è sottoposto a referendumpopolare qualora entro tre mesi dalla
sua pubblicazione ne faccia richiesta un cinquantesimo degli elettori della
Regione o un quinto dei componenti il Consiglio regionale. Lo statuto sottoposto
a referendumnon è promulgato se non è approvato dalla maggioranza
dei voti validi.
In ogni Regione, lo statuto disciplina il Consiglio delle autonomie locali,
quale organo di consultazione fra la Regione e gli enti locali.

ART. 124.
Abrogato 30

ART. 125. 31
Nella Regione sono istituiti organi di giustizia amministrativa di primo
grado, secondo l’ordinamento stabilito da legge della Repubblica. Possono
istituirsi sezioni con sede diversa dal capoluogo della Regione.

ART. 126. 32
Con decreto motivato del Presidente della Repubblica sono disposti lo scioglimento
del Consiglio regionale e la rimozione del Presidente della Giunta
che abbiano compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di
legge. Lo scioglimento e la rimozione possono altresì essere disposti per ragioni
di sicurezza nazionale. Il decreto è adottato sentita una Commissione
di deputati e senatori costituita, per le questioni regionali, nei modi stabiliti
con legge della Repubblica.
Il Consiglio regionale può esprimere la sfiducia nei confronti del Presidente
della Giunta mediante mozione motivata, sottoscritta da almeno un quinto
dei suoi componenti e approvata per appello nominale a maggioranza assoluta
dei componenti. La mozione non può essere messa in discussione
prima di tre giorni dalla presentazione.
L’approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della
Giunta eletto a suffragio universale e diretto, nonché la rimozione, l’impedimento
permanente, la morte o le dimissioni volontarie dello stesso comportano
le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio. In ogni
caso i medesimi effetti conseguono alle dimissioni contestuali della maggioranza
dei componenti il Consiglio.

ART. 127. 33
Il Governo, quando ritenga che una legge regionale ecceda la competenza
della Regione, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi
alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla sua pubblicazione.
La Regione, quando ritenga che una legge o un atto avente valore di legge
dello Stato o di un’altra Regione leda la sua sfera di competenza, può promuovere
la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale
entro sessanta giorni dalla pubblicazione della legge o dell’atto
avente valore di legge.

ART. 128.
Abrogato 34

ART. 129.
Abrogato 35

ART. 130.
Abrogato 36

ART. 131. 37
Sono costituite le seguenti Regioni:
Piemonte;
Valle d’Aosta;
Lombardia;
Trentino-Alto Adige;
Veneto;
Friuli-Venezia Giulia;
Liguria;
Emilia-Romagna;
Toscana;
Umbria;
Marche;
Lazio;
Abruzzi;
Molise;
Campania;
Puglia;
Basilicata;
Calabria;
Sicilia;
Sardegna.

ART. 132. 38
Si può con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione
di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione
d’abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino
almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia
approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse.
Si può, con l’approvazione della maggioranza delle popolazioni della
Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati
espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i
Consigli regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta,
siano staccati da una Regione ed aggregati ad un’altra.

ART. 133.
Il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove
Provincie nell’ambito d’una Regione sono stabiliti con legge della Repubblica,
su iniziative dei Comuni, sentita la stessa Regione.
La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel
proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni.

TITOLO VI GARANZIE COSTITUZIONALI Sezione I. 39 La Corte Costituzionale

TITOLO VI GARANZIE COSTITUZIONALI

SEZIONE I. 39 La Corte Costituzionale.

ART. 134.
La Corte costituzionale giudica:
sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e
degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni;
sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato, e su quelli tra lo Stato
e le Regioni, e tra le Regioni;
sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica, a norma
della Costituzione.

ART. 135. 41
La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un
terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta
comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative.
I giudici della Corte costituzionale sono scelti tra i magistrati anche a riposo
delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari
di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni d’esercizio.
I giudici della Corte costituzionale sono nominati per nove anni, decorrenti
per ciascuno di essi dal giorno del giuramento, e non possono essere nuovamente
nominati.
Alla scadenza del termine il giudice costituzionale cessa dalla carica e dall’esercizio
delle funzioni.
La Corte elegge tra i suoi componenti, secondo le norme stabilite dalla
legge, il Presidente, che rimane in carica per un triennio, ed è rieleggibile,
fermi in ogni caso i termini di scadenza dall’ufficio di giudice.
L’ufficio di giudice della Corte è incompatibile con quello di membro del
Parlamento, di un Consiglio regionale, con l’esercizio della professione di
avvocato e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge.
Nei giudizi d’accusa contro il Presidente della Repubblica, intervengono,
oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri tratti a sorte da un elenco
di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore, che il Parlamento
compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite
per la nomina dei giudici ordinari.

ART. 136.
Quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge
o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno
successivo alla pubblicazione della decisione.
La decisione della Corte è pubblicata e comunicata alle Camere ed ai
Consigli regionali interessati, affinché, ove lo ritengano necessario, provvedano
nelle forme costituzionali.

ART. 137.
Una legge costituzionale stabilisce le condizioni, le forme, i termini di proponibilità
dei giudizi di legittimità costituzionale, e le garanzie d’indipendenza
dei giudici della Corte.
Con legge ordinaria sono stabilite le altre norme necessarie per la costituzione
e il funzionamento della Corte.
Contro le decisioni della Corte costituzionale non è ammessa alcuna impugnazione.

Sezione II. Revisione della Costituzione - Leggi Costituzionali

SEZIONE II. Revisione della Costituzione – Leggi costituzionali.

ART. 138.
Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali
sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad
intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza
assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.
Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre
mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri
di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La
legge sottoposta a referendum non è promulgata se non è approvata dalla
maggioranza dei voti validi.
Non si fa luogo a referendumse la legge è stata approvata nella seconda votazione
da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

ART. 139.
La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale.

DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI

DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI

I.
Con l’entrata in vigore della Costituzione il Capo provvisorio dello Stato
esercita le attribuzioni di Presidente della Repubblica e ne assume il titolo.

II.
Se alla data della elezione del Presidente della Repubblica non sono costituiti
tutti i Consigli regionali, partecipano alla elezione soltanto i componenti
delle due Camere.

III.
Per la prima composizione del Senato della Repubblica sono nominati senatori,
con decreto del Presidente della Repubblica, i deputati dell’Assemblea
Costituente che posseggono i requisiti di legge per essere senatori e che:
sono stati presidenti del Consiglio dei Ministri o di Assemblee legislative;
hanno fatto parte del disciolto Senato;
hanno avuto almeno tre elezioni, compresa quella all’Assemblea Costituente;
sono stati dichiarati decaduti nella seduta della Camera dei deputati del
9 novembre 1926;
hanno scontato la pena della reclusione non inferiore a cinque anni in seguito
a condanna del tribunale speciale fascista per la difesa dello Stato.
Sono nominati altresì senatori, con decreto del Presidente della Repubblica,
i membri del disciolto Senato che hanno fatto parte della Consulta Nazionale.
Al diritto di essere nominati senatori si può rinunciare prima della firma del
decreto di nomina. L’accettazione della candidatura alle elezioni politiche
implica rinuncia al diritto di nomina a senatore.

IV.
Per la prima elezione del Senato il Molise è considerato come Regione a
sé stante, con il numero dei senatori che gli compete in base alla sua
popolazione.

V.
La disposizione dell’articolo 80 della Costituzione, per quanto concerne i
trattati internazionali che importano oneri alle finanze o modificazioni di
legge, ha effetto dalla data di convocazione delle Camere.

VI.
Entro cinque anni dall’entrata in vigore della Costituzione si procede alla
revisione degli organi speciali di giurisdizione attualmente esistenti,
salvo le giurisdizioni del Consiglio di Stato, della Corte dei conti e dei tribunali
militari.
Entro un anno dalla stessa data si provvede con legge al riordinamento del
Tribunale supremo militare in relazione all’articolo 111.

VII. 42
Fino a quando non sia emanata la nuova legge sull’ordinamento giudiziario
in conformità con la Costituzione, continuano ad osservarsi le norme dell’ordinamento
vigente.
Fino a quando non entri in funzione la Corte costituzionale, la decisione
delle controversie indicate nell’articolo 134 ha luogo nelle forme e nei limiti
delle norme preesistenti all’entrata in vigore della Costituzione.

VIII.
Le elezioni dei Consigli regionali e degli organi elettivi delle amministrazioni
provinciali sono indette entro un anno dall’entrata in vigore della Costituzione.
Leggi della Repubblica regolano per ogni ramo della pubblica amministrazione
il passaggio delle funzioni statali attribuite alle Regioni. Fino a quando
non sia provveduto al riordinamento e alla distribuzione delle funzioni amministrative
fra gli enti locali, restano alle Provincie ed ai Comuni le funzioni che
esercitano attualmente e le altre di cui le Regioni deleghino loro l’esercizio.
Leggi della Repubblica regolano il passaggio alle Regioni di funzionari e
dipendenti dello Stato, anche delle amministrazioni centrali, che sia reso
necessario dal nuovo ordinamento. Per la formazione dei loro uffici le
Regioni devono, tranne che in casi di necessità, trarre il proprio personale
da quello dello Stato e degli enti locali.

IX.
La Repubblica, entro tre anni dall’entrata in vigore della Costituzione,
adegua le sue leggi alle esigenze delle autonomie locali e alla competenza
legislativa attribuita alle Regioni.

X.
Alla Regione del Friuli-Venezia Giulia, di cui all’articolo 116, si applicano
provvisoriamente le norme generali del Titolo V della parte seconda, ferma
restando la tutela delle minoranze linguistiche in conformità con l’articolo 6.

XI.
Fino a cinque anni dall’entrata in vigore della Costituzione si possono, con
leggi costituzionali, formare altre Regioni, a modificazione dell’elenco di
cui all’articolo 131, anche senza il concorso delle condizioni richieste dal
primo comma dell’articolo 132, fermo rimanendo tuttavia l’obbligo di sentire
le popolazioni interessate. 43

XII.
È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.
In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio
dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al
diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.

XIII. 44
I beni, esistenti nel territorio nazionale, degli ex re di Casa Savoia, delle loro
consorti e dei loro discendenti maschi, sono avocati allo Stato. I trasferimenti
e le costituzioni di diritti reali sui beni stessi, che siano avvenuti dopo
il 2 giugno 1946, sono nulli.

XIV.
I titoli nobiliari non sono riconosciuti.
I predicati di quelli esistenti prima del 28 ottobre 1922 valgono come parte
del nome.
L’Ordine mauriziano è conservato come ente ospedaliero e funziona nei
modi stabiliti dalla legge.
La legge regola la soppressione della Consulta araldica.

XV.
Con l’entrata in vigore della Costituzione si ha per convertito in legge il
decreto legislativo luogotenenziale 25 giugno 1944, n. 151, sull’ordinamento
provvisorio dello Stato.

XVI.
Entro un anno dall’entrata in vigore della Costituzione si procede alla revisione
e al coordinamento con essa delle precedenti leggi costituzionali che
non siano state finora esplicitamente o implicitamente abrogate.

XVII.
L’Assemblea Costituente sarà convocata dal suo Presidente per deliberare,
entro il 31 gennaio 1948, sulla legge per la elezione del Senato della
Repubblica, sugli statuti regionali speciali e sulla legge per la stampa.
Fino al giorno delle elezioni delle nuove Camere, l’Assemblea
Costituente può essere convocata, quando vi sia necessità di deliberare
nelle materie attribuite alla sua competenza dagli articoli 2, primo
e secondo comma, e 3, comma primo e secondo, del decreto legislativo
16 marzo 1946, n. 98.
In tale periodo le Commissioni permanenti restano in funzione. Quelle legislative
rinviano al Governo i disegni di legge, ad esse trasmessi, con eventuali
osservazioni e proposte di emendamenti.
I deputati possono presentare al Governo interrogazioni con richiesta di risposta
scritta.
L’Assemblea Costituente, agli effetti di cui al secondo comma del presente
articolo, è convocata dal suo Presidente su richiesta motivata del Governo
o di almeno duecento deputati.

XVIII.
La presente Costituzione è promulgata dal Capo provvisorio dello Stato
entro cinque giorni dalla sua approvazione da parte dell’Assemblea
Costituente, ed entra in vigore il 1° gennaio 1948.
Il testo della Costituzione è depositato nella sala comunale di ciascun
Comune della Repubblica per rimanervi esposto, durante tutto l’anno 1948,
affinché ogni cittadino possa prenderne cognizione.
La Costituzione, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella
raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica.

La Costituzione dovrà essere fedelmente osservata come
Legge fondamentale della Repubblica da tutti i cittadini e dagli
organi dello Stato.

Data a Roma, addì 27 dicembre 1947
ENRICO DE NICOLA
Controfirmano:
Il Presidente dell’Assemblea Costituente
UMBERTO TERRACINI
Il Presidente del Consiglio dei Ministri
ALCIDE DE GASPERI
Visto, il Guardasigilli
GIUSEPPE GRASSI
48

51
N O T E
* Il testo include le integrazioni e le modifiche intervenute successivamente al
primo gennaio 1948, in conformità dei testi pubblicati in Gazzetta Ufficiale.
1. (all’art. 10, quarto comma)
A norma dell’articolo unico della legge cost. 21 giugno 1967, n. 1, «l’ultimo
comma dell’art. 10 della Costituzione non si applica ai delitti di genocidio».
2. (all’art. 26, secondo comma)
A norma dell’articolo unico della legge cost. 21 giugno 1967, n. 1,
«l’ultimo comma dell’art. 26 della Costituzione non si applica ai delitti
di genocidio».
3. (all’art. 27, quarto comma)
Comma così modificato dall’art. 1 della legge cost. 2 ottobre 2007, n. 1.
Il testo originale del comma quarto recitava:
«Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle leggi
militari di guerra».
4. (all’art. 48, terzo comma)
Comma inserito dall’art. 1 della legge cost. 17 gennaio 2000, n. 1.
5. (all’art. 51, primo comma, secondo periodo)
Il periodo è stato aggiunto dall’art. 1 della legge cost. 30 maggio 2003, n. 1.
6. (all’art. 56)
Articolo così risultante dapprima per la sostituzione del testo originario
operata dall’art. 1 della legge cost. 9 febbraio 1963, n. 2 e, successivamente,
per le modifiche apportate ai commi secondo e quarto, dall’art. 1 della legge
cost. 23 gennaio 2001, n. 1. Si vedano, inoltre, le disposizioni transitorie
nell’art. 3 di questa ultima legge. Queste le formulazioni susseguitesi:
ART. 56, nel testo originario:
«La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto, in ragione
di un deputato per ottantamila abitanti o per frazione superiore a
quarantamila.
Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni
hanno compiuto i venticinque anni di età».

ART. 56, con le modifiche apportate dalla legge cost. 9 febbraio 1963, n. 2:
«La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.
Il numero dei deputati è di seicentotrenta.
Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni
hanno compiuto i venticinque anni di età.
La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni si effettua dividendo il numero
degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento
generale della popolazione, per seicentotrenta e distribuendo i seggi in
proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei
quozienti interi e dei più alti resti».
7. (all’art. 57)
Articolo così risultante dapprima con la sostituzione del testo originario operata
dall’art. 2 della legge cost. 9 febbraio 1963, n. 2; quindi, dalla modifica al
comma terzo introdotta con la legge cost. 27 dicembre 1963, n. 3;
successivamente, per le modifiche apportate ai commi primo, secondo e
quarto dall’art. 2 della legge cost. 23 gennaio 2001, n. 1.
Queste le formulazioni susseguitesi:
ART. 57, nel testo originario:
«Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale.
A ciascuna Regione è attribuito un senatore per duecentomila abitanti o
per frazione superiore a centomila.
Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sei. La Valle
d’Aosta ha un solo senatore».

ART. 57, con le modifiche apportate dalla legge cost. n. 2 del 1963:
«Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale.
Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici.
Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette. La
Valle d’Aosta ha un solo senatore.
La ripartizione dei seggi tra le Regioni, previa applicazione delle
disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla
popolazione delle Regioni, quale risulta dall’ultimo censimento generale,
sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti».

ART. 57, comma terzo, come modificato dalla legge n. 3 del 1963:
«Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette;
il Molise ne ha due, la Valle d’Aosta uno».
52
8. (all’art. 60, primo comma)
Comma così sostituito dall’art. 3 della legge 9 febbraio 1963, n. 2.
Il testo originario del comma disponeva:
«La Camera dei deputati è eletta per cinque anni, il Senato della
Repubblica per sei».
9. (all’art. 68)
Articolo così sostituito dalla legge cost. 29 ottobre 1993, n. 3.
Il testo originario era il seguente:
ART. 68
«I membri del Parlamento non possono essere perseguiti per le opinioni
espresse e i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.
Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro
del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale;
né può essere arrestato, o altrimenti privato della libertà personale,
o sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, salvo che sia colto
nell’atto di commettere un delitto per il quale è obbligatorio il mandato o l’ordine
di cattura.
Eguale autorizzazione è richiesta per trarre in arresto o mantenere
in detenzione un membro del Parlamento in esecuzione di una sentenza anche
irrevocabile».
10. (all’art. 79)
Articolo così sostituito dalla legge cost. 6 marzo 1992, n. 1.
Il testo originario era il seguente:
ART. 79
«L’amnistia e l’indulto sono concessi dal Presidente della Repubblica
su legge di delegazione delle Camere.
Non possono applicarsi ai reati commessi successivamente alla proposta
di delegazione».
11. (all’art. 81)
Articolo così sostituito dall’art. 1 della legge cost. 20 aprile 2012 n.1,
recante «Introduzione del principio del pareggio di bilancio
nella Carta costituzionale», che ha introdotto modifiche
agli artt. 96, 117 e 119 – stabilendo con l’art. 6 l’applicazione
delle disposizioni della legge «a decorrere dall’esercizio finanziario
relativo all’anno 2014».
Si vedano, inoltre, le disposizioni disciplinari all’art. 5 della stessa legge.
53
Il testo originario era il seguente:
ART. 81
«Le Camere approvano ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo
presentati dal Governo.
L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per
legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.
Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi
tributi e nuove spese.
Ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi
per farvi fronte».
12. (all’art. 88, secondo comma)
Comma così sostituito dalla legge cost. 4 novembre 1991, n. 1.
Nella formulazione originaria il comma disponeva:
«Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato».
13. (all’art. 90)
La normativa relativa all’Art. 90 è definita dalla legge cost. 11 marzo 1953, n. 1.
14. (all’art. 96)
Articolo così sostituito dall’art. 1 della legge cost. 16 gennaio 1989, n.1.
Il testo originario era il seguente:
ART. 96
«Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri sono posti in stato
d’accusa dal Parlamento in seduta comune per reati commessi
nell’esercizio delle loro funzioni».
15. (all’art. 97, primo comma)
Comma aggiunto dall’art. 2 della legge cost. 20 aprile 2012 n.1.
16. (all’art. 111)
I primi cinque commi sono stati aggiunti dall’art. 1 della legge cost.
23 novembre 1999, n. 2.
All’art. 2, la stessa legge cost. così dispone: «1. La legge regola l’applicazione
dei principî contenuti nella presente legge costituzionale ai procedimenti
penali in corso alla data della sua entrata in vigore».
17. (al Titolo V della Seconda Parte)
La legge cost. 18 ottobre 2001, n. 3, recante «Modifiche al titolo V della parte
seconda della Costituzione», ha apportato modifiche agli artt. 114, 115, 116,
117, 118, 119, 120, 123, 124, 125, 127, 128, 129, 130, 132.
54
18. (all’art. 114)
Articolo risultante dalla sostituzione del precedente testo operata dall’art. 1
della legge cost. 18 ottobre 2001, n. 3.
Il testo originario era il seguente:
ART. 114
«La Repubblica si riparte in Regioni, Provincie e Comuni».
19. (all’art. 115)
Abrogato dall’art. 9, comma 2, della legge cost. 18 ottobre 2001, n. 3.
Il testo originario era il seguente:
ART. 115
«Le Regioni sono costituite in enti autonomi con propri poteri e funzioni
secondo i principî fissati nella Costituzione».
20. (all’art. 116)
Articolo risultante dalla sostituzione del precedente testo operata dall’art. 2
della legge cost. 18 ottobre 2001, n. 3.
Il testo originario era il seguente:
ART. 116
«Alla Sicilia, alla Sardegna, al Trentino-Alto Adige, al Friuli-Venezia
Giulia e alla Valle d’Aosta sono attribuite forme e condizioni
particolari di autonomia secondo statuti speciali adottati con leggi
costituzionali».
21. (all’art. 117)
Articolo risultante dalla sostituzione del precedente testo operata dall’art. 3
della legge cost. 18 ottobre 2001, n. 3, e dalle modifiche successivamente
operate dalla legge cost. 20 aprile 2012 n.1 (vedi note 21 e 22).
Il testo originario era il seguente:
ART. 117
«La Regione emana per le seguenti materie norme legislative nei limiti dei
principî fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato, sempreché le norme
stesse non siano in contrasto con l’interesse nazionale e con quello di
altre Regioni: Ordinamento degli uffici e degli enti amministrativi
dipendenti dalla Regione;
Circoscrizioni comunali;
Polizia locale urbana e rurale;
Fiere e mercati;
55
Beneficenza pubblica ed assistenza sanitaria ed ospedaliera;
Istruzione artigiana e professionale e assistenza scolastica;
Musei e biblioteche di enti locali;
Urbanistica;
Turismo ed industria alberghiera;
Tramvie e linee automobilistiche d’interesse regionale;
Viabilità, acquedotti e lavori pubblici di interesse regionale;
Navigazione e porti lacuali;
Acque minerali e termali;
Cave e torbiere;
Caccia;
Pesca nelle acque interne;
Agricoltura e foreste;
Artigianato.
Altre materie indicate da leggi costituzionali.
Le leggi della Repubblica possono demandare alla Regione il potere
di emanare norme per la loro attuazione».
22. (all’art. 117, secondo comma, lett. e)
Le parole «armonizzazione dei bilanci pubblici;» sono state introdotte
dall’art. 3 della legge cost. 20 aprile 2012 n.1.
23. (all’art. 117, terzo comma)
Le parole «armonizzazione dei bilanci pubblici;» che qui seguivano sono
state soppresse con l’art. 3 della legge cost. 20 aprile 2012 n.1.
24. (all’art. 118)
Articolo risultante dalla sostituzione del precedente testo operata dall’art. 4
della legge cost. 18 ottobre 2001, n. 3.
Il testo originario era il seguente:
ART. 118
«Spettano alla Regione le funzioni amministrative per le materie elencate
nel precedente articolo, salvo quelle di interesse esclusivamente locale, che
possono essere attribuite dalle leggi della Repubblica alle Provincie, ai
Comuni o ad altri enti locali.
Lo Stato può con legge delegare alla Regione l’esercizio di altre funzioni
amministrative.
La Regione esercita normalmente le sue funzioni amministrative
delegandole alle Provincie, ai Comuni o ad altri enti locali, o valendosi
dei loro uffici».
56
25. (all’art. 119)
Articolo così risultante dapprima per la sostituzione del testo originario
operata dall’art. 5 della legge cost. 18 ottobre 2001, n. 3,
e, successivamente, per le modifiche al primo comma
e all’ultimo periodo dell’ultimo comma di tale testo disposte
dall’art. 4 della legge cost. 20 aprile 2012 n.1.
ART. 119 nel testo originario:
«Le Regioni hanno autonomia finanziaria nelle forme e nei limiti stabiliti
da leggi della Repubblica, che la coordinano con la finanza dello Stato,
delle Provincie e dei Comuni.
Alle Regioni sono attribuiti tributi proprî e quote di tributi erariali, in
relazione ai bisogni delle Regioni per le spese necessarie ad adempiere le
loro funzioni normali.
Per provvedere a scopi determinati, e particolarmente per valorizzare il
Mezzo giorno e le Isole, lo Stato assegna per legge a singole Regioni contributi
speciali. La Regione ha un proprio demanio e patrimonio, secondo le
modalità stabilite con legge della Repubblica».

ART. 119, commi primo e ultimo come disposti dalla legge cost.
18 ottobre 2001, n. 3:
Primo comma: «I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni
hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa».
Ultimo comma, ultimi due periodi: «Possono ricorrere all’indebitamento
solo per finanziare spese di investimento. È esclusa ogni garanzia dello
Stato sui prestiti dagli stessi contratti».
26. (all’art. 120)
Articolo risultante dalla sostituzione del precedente testo operata
dall’art. 6 della legge cost. n. 18 ottobre 2001, n. 3.
Il testo originario era il seguente:
ART. 120
«La Regione non può istituire dazî d’importazione o esportazione o transito
fra le Regioni.
Non può adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera
circolazione delle persone e delle cose fra le Regioni.
Non può limitare il diritto dei cittadini di esercitare in qualunque parte del
territorio nazionale la loro professione, impiego o lavoro».
57
27. (all’art. 121)
Articolo così modificato, nel secondo e nel quarto comma, dalla legge cost.
22 novembre 1999, n. 1.
Nella formulazione originaria i due commi così disponevano:
Secondo comma: «Il Consiglio regionale esercita le potestà legislative
e regolamentari attribuite alla Regione e le altre funzioni conferitegli
dalla Costituzione e dalle leggi. Può fare proposte di legge alle Camere».
Quarto comma: «Il Presidente della Giunta rappresenta la Regione;
promulga le leggi ed i regolamenti regionali; dirige le funzioni
amministrative delegate dallo Stato alla Regione,
conformandosi alle istruzioni del Governo centrale».
28. (all’art. 122)
Articolo risultante dalla sostituzione operata dall’art. 2 della legge cost.
22 novembre 1999, n. 1.
Il testo originario era il seguente:
ART. 122.
«Il sistema d’elezione, il numero e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità
dei consiglieri regionali sono stabiliti con legge della Repubblica.
Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio regionale e
ad una delle Camere del Parlamento o ad un altro Consiglio regionale.
Il Consiglio elegge nel suo seno un presidente e un ufficio di presidenza
per i proprî lavori.
I consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle
opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.
Il Presidente ed i membri della Giunta sono eletti dal Consiglio regionale
tra i suoi componenti».
29. (all’art. 123)
Articolo risultante dalla sostituzione del testo originario operata dall’art. 3 della
legge cost. 22 novembre 1999, n. 1, e dalla successiva aggiunta dell’ultimo
comma disposta con l’art. 7 della legge cost. 18 ottobre 2001, n. 3.
Il testo originario era il seguente:
ART. 123
«Ogni Regione ha uno statuto il quale, in armonia con la Costituzione
e con le leggi della Repubblica, stabilisce le norme relative
all’organizzazione interna della Regione. Lo statuto regola l’esercizio
del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti
58
amministrativi della Regione e la pubblicazione delle leggi e dei
regolamenti regionali.
Lo statuto è deliberato dal Consiglio regionale a maggioranza assoluta
dei suoi componenti, ed è approvato con legge della Repubblica».
30. (all’art. 124)
Abrogato dall’art. 9, comma 2, della legge cost. 18 ottobre 2001, n. 3.
Il testo originario era il seguente:
ART. 124
«Un Commissario del Governo, residente nel capoluogo della Regione,
sopraintende alle funzioni amministrative esercitate dallo Stato e le
coordina con quelle esercitate dalla Regione».
31. (all’art. 125)
Il primo comma dell’art. 125 è stato abrogato dall’art. 9, comma 2, della legge
cost. 18 ottobre 2001, n. 3.
Il comma abrogato era il seguente:
«Il controllo di legittimità sugli atti amministrativi della Regione è
esercitato, in forma decentrata, da un organo dello Stato nei modi e nei
limiti stabiliti da leggi della Repubblica. La legge può in determinati casi
ammettere il controllo di merito, al solo effetto di promuovere, con
richiesta motivata, il riesame della deliberazione da parte del Consiglio
regionale».
32. (all’art. 126)
Articolo risultante dalla sostituzione del testo originario operata dall’art. 4 della
legge cost. 22 novembre 1999, n. 1.
Il testo originario era il seguente:
ART. 126
«Il Consiglio regionale può essere sciolto, quando compia atti contrarî alla
Costituzione o gravi violazioni di legge, o non corrisponda all’invito del
Governo di sostituire la Giunta o il Presidente, che abbiano compiuto
analoghi atti o violazioni.
Può essere sciolto quando, per dimissioni o per impossibilità di formare
una maggioranza, non sia in grado di funzionare.
Può essere altresì sciolto per ragioni di sicurezza nazionale.
Lo scioglimento è disposto con decreto motivato del Presidente della
Repubblica, sentita una Commissione di deputati e senatori costituita, per
le questioni regionali, nei modi stabiliti con legge della Repubblica.
59
Col decreto di scioglimento è nominata una Commissione
di tre cittadini eleggibili al Consiglio regionale, che indice le elezioni
entro tre mesi e provvede all’ordinaria amministrazione di competenza
della Giunta e agli atti improrogabili, da sottoporre alla ratifica
del nuovo Consiglio».
33. (all’art. 127)
Articolo risultante dalla sostituzione operata dall’art. 8 della legge cost. 18
ottobre 2001, n. 3.
Il testo originario era il seguente:
ART. 127
«Ogni legge approvata dal Consiglio regionale è comunicata
al Commissario che, salvo il caso di opposizione da parte del Governo,
deve vistarla nel termine di trenta giorni dalla comunicazione.
La legge è promulgata nei dieci giorni dalla apposizione del visto
ed entra in vigore non prima di quindici giorni dalla sua pubblicazione.
Se una legge è dichiarata urgente dal Consiglio regionale, e il Governo
della Repubblica lo consente, la promulgazione e l’entrata in vigore non
sono subordinate ai termini indicati.
Il Governo della Repubblica, quando ritenga che una legge
approvata dal Consiglio regionale ecceda la competenza della Regione
o contrasti con gli interessi nazionali o con quelli di altre Regioni,
la rinvia al Consiglio regionale nel termine fissato per l’apposizione
del visto.
Ove il Consiglio regionale la approvi di nuovo a maggioranza assoluta
dei suoi componenti, il Governo della Repubblica può, nei quindici
giorni dalla comunicazione, promuovere la questione di legittimità
davanti alla Corte costituzionale, o quella di merito per contrasto di
interessi davanti alle Camere. In caso di dubbio, la Corte decide di chi
sia la competenza».
34. (all’art. 128)
Abrogato dall’art. 9, comma 2, della legge cost. 18 ottobre 2001, n. 3.
Il testo originario era il seguente:
ART. 128
«Le Provincie e i Comuni sono enti autonomi nell’ambito dei principî fissati
da leggi generali della Repubblica, che ne determinano le funzioni».
60
35. (all’art. 129)
Abrogato dall’art. 9, comma 2, della legge cost. 18 ottobre 2001, n. 3.
Il testo originario era il seguente:
ART. 129
«Le Provincie e i Comuni sono anche circoscrizioni di decentramento
statale e regionale.
Le circoscrizioni provinciali possono essere suddivise in circondari
con funzioni esclusivamente amministrative per un ulteriore
decentramento».
36. (all’art. 130)
Abrogato dall’art. 9, comma 2, della legge cost. 18 ottobre 2001, n. 3.
Il testo originario era il seguente:
ART. 130
«Un organo della Regione, costituito nei modi stabiliti da legge della
Repubblica, esercita, anche in forma decentrata, il controllo di legittimità
sugli atti delle Provincie, dei Comuni e degli altri enti locali.
In casi determinati dalla legge può essere esercitato il controllo di merito
nella forma di richiesta motivata agli enti deliberanti di riesaminare la
loro deliberazione».
37. (all’art. 131)
Articolo così modificato dall’art. 1 della legge cost. 27 dicembre 1963, n. 3,
che ha istituito la Regione Molise.
Nella formulazione originaria, l’Art. 131 individuava un’unica regione
sotto la dizione «Abruzzi e Molise».
38. (all’art. 132)
Il secondo comma è stato così modificato dall’art. 9, comma 1, della legge cost.
18 ottobre 2001, n. 3.
Nella formulazione originaria il comma così disponeva:
«Si può, con referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli
regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta,
siano staccati da una Regione ed aggregati ad un’altra».
39. (alla Sezione I del Titolo VI)
La normativa relativa alla Sezione I del Titolo VI, dapprima definita con la
legge cost. 9 febbraio 1948, n. 1, è stata successivamente modificata e
integrata con le leggi cost. 11 marzo 1953, n. 1, 22 novembre 1967, n. 2,
e 16 gennaio 1989, n. 1.
61
40. (all’art. 134)
L’ultimo capoverso è stato così modificato dall’art. 2 della legge cost. 16
gennaio 1989, n. 1.
Il testo originario del capoverso disponeva:
«sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica ed i Ministri,
a norma della Costituzione».
41. (all’art. 135)
Articolo così risultante dalla sostituzione operata dall’art. 1 della legge cost. 22
novembre 1967, n. 2, e dalla modifica dell’ultimo comma successivamente
operata dalla legge cost. 16 gennaio 1989, n. 1.
Il testo originario recitava:
ART. 135
«La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati
per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo
dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme
magistrature ordinaria e amministrative.
I giudici della Corte costituzionale sono scelti tra i magistrati
anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative,
i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati
dopo venti anni d’esercizio.
La Corte elegge il presidente fra i suoi componenti.
I giudici sono nominati per dodici anni, si rinnovano parzialmente secondo
le norme stabilite dalla legge e non sono immediatamente rieleggibili.
L’ufficio di giudice della Corte è incompatibile con quello di membro del
Parlamento o d’un Consiglio regionale, con l’esercizio della professione
d’avvocato e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge.
Nei giudizi d’accusa contro il Presidente della Repubblica e contro i
Ministri intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri
eletti, all’inizio di ogni legislatura, dal Parlamento in seduta comune tra
cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore ».
42. (alla VII delle Disposizioni transitorie e finali)
Il terzo comma di questa Disposizione è stato abrogato dall’art. 7 della legge
cost. 22 novembre 1967, n. 2.
Il comma originario era il seguente:
«I giudici della Corte costituzionale nominati nella prima composizione
della Corte stessa non sono soggetti alla parziale rinnovazione e durano in
carica dodici anni».
62
43. (alla XI delle Disposizioni transitorie e finali)
Il termine «Fino a cinque anni dall’entrata in vigore della Costituzione»,
originariamente previsto in questo articolo, è stato prorogato al 31 dicembre
1963 dalla legge cost. 18 marzo 1958, n. 1, ed entro questo stesso termine è
stata istituita la Regione Molise.
44. (alla XIII delle Disposizioni transitorie e finali)
Ai termini della legge cost. 23 ottobre 2002, n. 1, «i commi primo e secondo
della XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione esauriscono i loro
effetti a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge
costituzionale».
Detti commi disponevano quanto segue:
«I membri e i discendenti di Casa Savoia non sono elettori e non possono
ricoprire uffici pubblici né cariche elettive.
Agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi
sono vietati l’ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale».
63

INDICE DELLE LEGGI
DI REVISIONE COSTITUZIONALE

note pag.
Legge costituzionale 9 febbraio 1963, n. 2
(Gazzetta Ufficiale 12 febbraio 1963, n. 40)
(in vigore dal 27 febbraio 1963) 6 51-52
7 52
«Modificazioni agli artt. 56, 57 e 60 della Costituzione» 8 53
Legge costituzionale 27 dicembre 1963, n. 3
(Gazzetta Ufficiale 4 gennaio 1964, n. 3)
(in vigore dal 19 gennaio 1964)
«Modificazioni agli artt. 56, 57 e 60 della Costituzione 7 51-52
e istituzione della Regione “Molise”» 37 61
Legge costituzionale 22 novembre 1967, n. 2
(Gazzetta Ufficiale 25 novembre 1967, n. 294)
(in vigore dal 10 dicembre 1967)
«Modificazione dell’articolo 135 della Costituzione
e disposizioni sulla Corte costituzionale»
[riguardante la VII delle “Disposizioni transitorie e finali”] 42 62
Legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1
(Gazzetta Ufficiale 17 gennaio 1989, n. 13)
(in vigore dal 18 gennaio 1989)
«Modifiche degli articoli 96, 134 e 135 della Costituzione
e della legge costituzionale11 marzo 1953, n. 1, e norme
in materia di procedimenti per i reati di cui all’articolo 96 14 54
della Costituzione» 39, 40 61-62
Legge costituzionale 4 novembre 1991, n. 1
(Gazzetta Ufficiale 8 novembre 1991, n. 262)
(in vigore dal 23 novembre 1991)
«Modifica dell’articolo 88, secondo comma,
della Costituzione» 12 54
65
note pag.
Legge costituzionale 6 marzo 1992, n. 1
(Gazzetta Ufficiale 9 marzo 1992, n. 57)
(in vigore dal 24 marzo 1992)
«Revisione dell’articolo 79 della Costituzione
in materia di concessione di amnistia e indulto» 10 53
Legge costituzionale 29 ottobre 1993, n. 3
(Gazzetta Ufficiale 30 ottobre 1993, n. 256)
(in vigore dal 14 novembre 1993)
«Modifica dell’articolo 68 della Costituzione» 9 53
Legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1
(Gazzetta Ufficiale 22 dicembre 1999, n. 299)
(in vigore dal 6 gennaio 2000)
«Disposizioni concernenti l’elezione diretta del Presidente
della Giunta regionale e l’autonomia statutaria delle Regioni» 27, 28 58
[ riguardante gli articoli 121, 122, 123, 126 ] 29 58-59
Legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 2
(Gazzetta Ufficiale 27 dicembre 1999, n. 300)
(in vigore dal 7 gennaio 2000)
«Inserimento dei principi del giusto processo
nell’articolo 111 della Costituzione» 16 54
Legge costituzionale 17 gennaio 2000, n. 1
(Gazzetta Ufficiale 20 gennaio 2000, n. 15)
(in vigore dal 4 febbraio 2000)
«Modifica dell’articolo 48 della Costituzione concernente
l’istituzione della circoscrizione Estero per l’esercizio
del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero» 4 51
Legge costituzionale 23 gennaio 2001, n. 1
(Gazzetta Ufficiale 24 gennaio 2001, n. 19)
(in vigore dall’8 febbraio 2001)
«Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione
concernenti il numero dei deputati e senatori
in rappresentanza degli italiani all’estero» 6, 7 51-52
66
note pag.
Legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 17-20 54-55
(Gazzetta Ufficiale 24 ottobre 2001, n. 248) 21 55-56
(in vigore dall’8 novembre 2001) 24 56
25, 26 57
«Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione» 29 58-59
[riguardante gli articoli 114, 115, 116, 117, 118, 30, 31 59
119, 120, 123, 124, 125, 127, 128, 129, 130, 132] 33, 34 60
35, 36, 38 61
Legge costituzionale 30 maggio 2003, n. 1
(Gazzetta Ufficiale 12 giugno 2003, n. 134)
(in vigore dal 27 giugno 2003)
«Modifica dell’articolo 51 della Costituzione» 5 51
Legge costituzionale 2 ottobre 2007, n. 1
(Gazzetta Ufficiale 10 ottobre 2007, n. 236)
(in vigore dal 25 ottobre 2007)
«Modifica all’articolo 27 della Costituzione,
concernente l’abolizione della pena di morte» 3 51
Legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1
(Gazzetta Ufficiale 23 aprile 2012, n. 95)
(in vigore dall’8 maggio 2012)
[Stabilendo l’art. 6 della legge:
«Le disposizioni di cui alla presente legge costituzionale si applicano
a decorrere dall’esercizio finanziario relativo all’anno 2014.»]
11 53-54
«Introduzione del principio del pareggio di bilancio 15 54
nella Carta costituzionale» 21 55-56
[riguardante gli articoli 81, 97, 117, 119] 22, 23 56
67

INDICE

PRINCIPÎ FONDAMENTALI
(ARTICOLI 1 – 12)

PARTE I – DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI
TITOLO I – RAPPORTI CIVILI
(ARTICOLI 13 – 28)

TITOLO II – RAPPORTI ETICO-SOCIALI
(ARTICOLI 29 – 34)

TITOLO III – RAPPORTI ECONOMICi
(ARTICOLI 35 – 47)

TITOLO IV – RAPPORTI POLITICI
(ARTICOLI 48 – 54)

PARTE I I – ORDINAMENTO DELLA REPUBBLICA

TITOLO I – IL PARLAMENTO

SEZIONE I. – Le Camere
(ARTICOLI 55 – 69)

SEZIONE II. – La formazione delle leggi
(ARTICOLI 70 – 82)

TITOLO II – IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
(ARTICOLI 83 – 91)

TITOLO III – IL GOVERNO

SEZIONE I. – Il Consiglio dei ministri
(ARTICOLI 92 – 96)

SEZIONE II. – La Pubblica Amministrazione
(ARTICOLI 97 – 98)

SEZIONE III. – Gli organi ausiliari
(ARTICOLI 99 – 100)

TITOLO IV – LA MAGISTRATURA

SEZIONE I. – Ordinamento giurisdizionale
(ARTICOLI 101 – 110)

SEZIONE II. – Norme sulla giurisdizione
(ARTICOLI 111 – 113)

TITOLO V – LE REGIONI, LE PROVINCIE, I COMUNI
(ARTICOLI 114 – 133)

TITOLO VI – GARANZIE COSTITUZIONALI

SEZIONE I. – La Corte Costituzionale
(ARTICOLI 134 – 137)

SEZIONE II. – Revisione della Costituzione – Leggi costituzionali
(ARTICOLI 138 – 139)

DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI
(I – XVIII)

NOTE

INDICE DELLE LEGGI DI REVISIONE COSTITUZIONALE

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA *
[ Gazzetta Ufficiale 27 dicembre 1947, n. 298 ]
IL CAPO PROVVISORIO DELLO STATO
Vista la deliberazione dell’Assemblea Costituente, che nella seduta del
22 dicembre 1947 ha approvato la Costituzione della Repubblica Italiana;
Vista la XVIII disposizione finale della Costituzione;

PROMULGA
La Costituzione della Repubblica Italiana nel seguente testo:

La Costituzione dovrà essere fedelmente osservata, come
Legge fondamentale della Repubblica, da Tutti i Cittadini, e dagli
Organi dello Stato.